A meno di 24 ore dalla decisione della Fed di aumentare i tassi di interesse di altri 75 punti portando così il costo del denaro negli Usa al 3,25%, record dal 2008 — da Francoforte giungono segnali di nuovi rialzi dei tassi anche sulla sponda europea dell’Atlantico. Obiettivo comune delle banche centrali: combattere l’inflazione. Effetto secondario inevitabile sia in Europa che negli Usa: forte rallentamento della crescita economica, peraltro già fortemente incrinata del boom dei costi delle materie, dalle incertezze geo-politiche e dalle strozzature nella catena degli approvvigionamenti. Vediamo in dettaglio quali sono le riflessioni e le stime che emergono dalle pagine del Bollettino economico della Bce, rese pubbliche oggi, 22 settembre.

La Fed alza ancora il costo del denaro Tassi su dello 0,75%, record dal 2008

Tanto per cominciare il Consiglio direttivo della Bce «si attende di aumentare ulteriormente i tassi di interesse perché l’inflazione seguita a essere di gran lunga troppo elevata ed è probabile che si mantenga su un livello superiore all’obiettivo per un prolungato periodo di tempo». Secondo le stime degli analisti il costo del denaro nell’eurozona potrebbe raggiungere il 2,5% entro la fine di quest’anno o entro il primo trimestre dal 2023. Si tratterebbe di un raddoppio dall’attuale livello di 1,25% del costo del denaro.

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«Dopo il recupero osservato nella prima metà del 2022 i dati recenti indicano un considerevole rallentamento della crescita nell’area dell’euro, con l’economia che dovrebbe ristagnare nel prosieguo dell’anno e nel primo trimestre del 2023, anno in cui si dovrebbe registrare una crescita del Pil dello 0,9% (1,9% nel 2024). Le quotazioni molto elevate dell’energia riducono il potere d’acquisto dei redditi delle famiglie e, sebbene si stiano attenuando, le strozzature dal lato dell’offerta continuano a frenare l’attività economica. Inoltre, la situazione geopolitica avversa, soprattutto l’aggressione ingiustificata dell’Ucraina da parte della Russia, si ripercuote sulla fiducia delle imprese e dei consumatori. Tali prospettive si riflettono nelle ultime proiezioni formulate dagli esperti per la crescita economica, che sono state riviste nettamente al ribasso per la restante parte di quest’anno e per tutto il 2023».

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«Alla luce del deterioramento delle prospettive economiche e delle attuali pressioni inflazionistiche, è probabile che la capacità di tenuta delle imprese dipenda anche dal perdurare del sostegno fornito dalle politiche economiche, in particolare da quello offerto dalle autorità di bilancio». Lo scrive la Bce, che tuttavia incoraggia l’inversione di tendenza rispetto ai sostegni «a pioggia» della pandemia. «Le misure di sostegno di bilancio volte ad attutire l’impatto dei rincari dell’energia dovrebbero essere temporanee e indirizzate alle famiglie e alle imprese più vulnerabili, in modo da limitare il rischio di alimentare pressioni inflazionistiche, migliorare l’efficienza della spesa pubblica e preservare la sostenibilità del debito».

Rallenta la crescita mondiale

Secondo le proiezioni macroeconomiche formulate a settembre dagli esperti della Bce, le prospettive per la crescita mondiale sono modeste e il Pil mondiale in termini reali (esclusa l’area dell’euro) dovrebbe aumentare del 2,9 per cento nel 2022, del 3,0 nel 2023 e del 3,4 nel 2024. Lo scrive l’istituto di Francoforte nel suo bollettino. «L’elevata inflazione, l’inasprimento delle condizioni finanziarie e le perduranti circostanze sfavorevoli dal lato dell’offerta – si legge – si stanno ripercuotendo negativamente sull’attività economica mondiale. I dati ricavati dalle indagini segnalano una moderazione generalizzata dell’attività economica». Tali prospettive, ricorda ancora la Bce, sono più deboli rispetto a quelle descritte nelle proiezioni macroeconomiche formulate dagli esperti dell’Eurosistema nel giugno scorso e implicano che, quest’anno e il prossimo, l’economia mondiale dovrebbe espandersi a un ritmo lievemente inferiore alla propria media di lungo periodo, in presenza di un rallentamento dell’attività nelle economie avanzate e in quelle emergenti.

Peggiorano le stime sull’aumento dell’inflazione

La Bce ha rivisto significativamente al rialzo le proiezioni sull’inflazione, che si porterebbe in media all’8,1 per cento nel 2022, al 5,5 nel 2023 e al 2,3 nel 2024. Questi i dati che vengono ribaditi dall’istituto di Francoforte nel bollettino.

La «tenuta» del mercato del lavoro

«Il mercato del lavoro si dovrebbe indebolire a seguito del rallentamento economico, pur continuando nell’insieme a evidenziare una tenuta piuttosto buona»: lo evidenzia la Bce nel bollettino economico mensile. «Il mercato del lavoro – si legge – si è dimostrato solido, dando sostegno all’attività economica. Il numero di occupati è aumentato di oltre 600.000 unità nel secondo trimestre del 2022 e a luglio il tasso di disoccupazione è sceso al minimo storico del 6,6 per cento. Nel secondo trimestre del 2022 il totale delle ore lavorate è ulteriormente aumentato, dello 0,6 per cento, superando i livelli pre-pandemia. In prospettiva, è verosimile che il rallentamento dell’economia induca, in qualche misura, un aumento del tasso di disoccupazione».

I commenti

«Mi aspetto che il Consiglio direttivo della BCE continuerà ad aumentare i tassi di interesse nella sua prossima riunione. Quello che non posso dire è quanto sarà grande questo aumento o a che livello smetteremo di aumentare i tassi. Stiamo decidendo incontro per incontro, sulla base di una valutazione di tutti i dati economici e dell’inflazione», ha dichiarato Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della Bce, in un’intervista. L’inflazione rimarrà alta «ancora per un po’» continuando «a crescere nel breve termine, nonostante il recente aumento dei tassi di interesse» e «si stabilizzerà intorno al target del 2% nel 2024».

Crescita, rispettare gli obiettivi del Next Generation Eu

«Quando si parla di debito pubblico, in linea di principio vale quanto segue: la capacità di un Paese di sostenere l’onere degli interessi dipende in modo decisivo dalla crescita della sua economia. Ciò significa che i Paesi devono intraprendere un percorso di crescita sostenibile. Il programma di salvataggio europeo «Next Generation EU», che risale ancora alla pandemia, svolge un ruolo importante in questo senso», ha sottolineato Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della Bce, rispondendo a una domanda sull’elevato livello del debito italiano. «È molto importante che i progetti di crescita finanziati con questo strumento – ha osservato – vengano portati avanti con coerenza e siano effettivamente realizzati. Questo è il compito della politica nazionale. Ma siamo tutti sulla stessa barca. È quindi importante sviluppare soluzioni comuni anche a livello europeo per superare l’attuale crisi».

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