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Dal rilancio post covid all’inflazione: come è cambiata la strategia delle banche centrali

Dalla ripresa post-pandemica al conflitto russo-ucraino con i conseguenti rischi per l’approvvigionamento delle materie prime, la situazione economica dell’Occidente è profondamente cambiata. L’aumento dei prezzi non risparmia nessuno e Bce, Fed e Boe corrono ai ripari. Ecco quali sono i piani di politica monetaria per contrastare il problema del divario tra domande e offerta.

In meno di un anno lo scenario dell’economia mondiale è profondamente cambiato: dalla ripresa post-pandemica dell’estate scorsa, ora il punto decisivo è come contrastare l’inflazione causata dal conflitto ucraino, con relativi rischi di approvvigionamento energetico

L’aumento dei prezzi non ha risparmiato nessun paese occidentale e sta compromettendo la crescita. Bce, Fed e Boe stanno perciò correndo ai ripari con nuove strategie per arginare il problema. L’ultima a contrastare l’inflazione è stata proprio la Banca Centrale Europea.

Il 9 giugno la presidente Christine Lagarde ha fatto chiarezza sui prossimi passi da compiere. Inevitabile la svolta “falco”: dopo 11 anni è stata invertita la rotta e avviata la stagione del rialzo dei tassi di interesse.

La Bce ha abbassato in modo significativo le stime di crescita (2,8% nel 2022) spiegando che i rischi legati alla pandemia sono scesi ma quelli legati alla guerra sono significativi. Ha così alzato le stime dell’inflazione al 6,8%. “E’ la più grande sfida per tutti noi”.

La Banca Centrale Europea porrà fine agli acquisti netti di attività nell’ambito del suo programma (Paa) a partire dal 1° luglio 2022 e si è detta pronta a mettere in campo uno scudo anti-spread, anche se non ha fornito dettagli.

La decisione ha depresso i mercati: le Borse europee arretrano ma i tassi dei rendimenti dei titoli di Stato, in particolare dell’Europa meridionale, e quindi dell’Italia, si stanno impennando. Lo spread tra Btp e Bund tedesco si allarga sempre di più, e ora viaggia oltre 230 punti come si era registrato in piena pandemia

La Bce alzerà probabilmente i tassi dello 0,25% a luglio e poi a settembre: gli analisti di  Deutsche Bank scommettono che si arriverà all’1% entro fine anno mentre altri ritengono probabile che si giunga al 2% nel primo trimestre del 2024.

Come aveva preannunciato Lagarde, l’era dei tassi negativi sembra definitivamente tramontata e per questo motivo i mercati sono in fibrillazione. La Fed ha già deciso un maxi-rialzo dei tassi, di 75 punti base, a marzo scorso. Gli analisti si attendono un aumento di mezzo punto percentuale sia a giugno che a luglio. Un’ulteriore stretta sarà inevitabile, dal momento che si prevede che le pressioni sui prezzi continueranno a persistere, poiché le interruzioni della catena di approvvigionamento continuano a far lievitare i costi a livello globale.

L’inflazione dovrebbe attestarsi in media al 7,4% quest’anno e rimanere al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla Fed almeno fino al 2024. Intanto, il mercato del lavoro statunitense, che è l’altro osservato speciale della Fed, non ha mostrato segni di peggioramento a breve. L’occupazione è aumentata più del previsto a maggio, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 3,6%, segnali di un mercato del lavoro tutto sommato in buona salute che potrebbe spingere la Banca Centrale a proseguire la stretta monetaria

Nel dettaglio a maggio l’economia statunitense ha creato 390.000 posti di lavoro (non agricoli) mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 3,6% rispetto ad aprile. Le attese erano per un aumento più contenuto di 325.000 posti di lavoro.

La questione da tenere sotto controllo è un rischio di stagflazione: bisogna evitare che l’economia entri in recessione mentre deve far fronte all’aumento dei tassi e all’inflazione. È invece più aggressiva la Banca d’Inghilterra che secondo gli osservatori dovrebbe decidere per uno storico rialzo di mezzo punto dei tassi d’interesse entro settembre, in modo tale da controllare l’inflazione che corre al ritmo più veloce degli ultimi quarant’anni

Si tratterebbe dell’aumento più consistente da prima che la Banca Centrale ottenesse l’indipendenza nel 1997. Visti i prezzi al consumo nel Regno Unito aumentati del 9% su base annua ad aprile, più di quattro volte l’obiettivo, la Boe ha già alzato i tassi dell’1% in 4 rialzi consecutivi da dicembre scorso. Controcorrente la Banca centrale russa che, il 10 giugno, ha tagliato i tassi di interesse dall’11% al 9,5%.

 

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