Operazioni per 500 miliardi solo nel mese di agosto, e non si intravedono segnali di rallentamento

 

L’estate 2021 si è distinta per le operazioni avvenute in tema di M&A. Nel solo mese di agosto, infatti, stati conclusi affari per un valore di 500 miliardi di dollari, mentre nello stesso mese dell’anno precedente le operazioni di M&A si sono concluse a 289 miliardi.

Di questo passo sarà con ogni probabilità superato di slancio il record di 4.300 miliardi stabilito nel 2007, ma oggi rispetto ad allora esistono condizioni di maggiore stabilità che rendono questo livello molto più solido. Ma quel che alza le statistiche è la moltitudine di piccoli e medi affari.

L’attuale shock ha trovato molte aziende, memori della crisi finanziaria del 2008, meglio strutturate. E le recenti vicissitudini hanno reso straripante il risparmio inespresso, spesso convogliato nei fondi, compresi quelli di private equity che animano il mercato dell’M&A. Stando a un rapporto di PwC, sono loro i più attivi: i fondi di private equity hanno chiuso il 38% delle operazioni globali nei primi sei mesi di quest’anno (il 46% per valore). Ma ci sono anche nuovi protagonisti: “L’ingresso prepotente sul mercato delle Spac – puntualizza Emanuela Pettenò, partner per l’Italia della stessa PwC – ha contribuito a rendere effervescente il settore dell’M&A già tonificato dai multipli di Borsa che non sono mai stati così alti”. Le Spac entrano nelle statistiche dell’M&A nel momento in cui “accolgono” una società che così risulta quotata (prima, nella fase della loro, di quotazione, erano invece entrate nei conteggi delle Ipo): spicca fra tutti l’ingresso della singaporiana Grab (servizi logistici) in una Spac di Wall Street per 40 miliardi.

“Ci sono tutte le premesse perché il trend continui. Anzi, nuovi settori acquistano forza e rinvigoriscono il mercato delle fusioni, primo fra tutti quello delle aziende collegate con la transizione energetica: le numerose società impegnate nell’economia circolare, nelle tecnologie specialistiche, nelle soluzioni di contenimento delle emissioni, nelle fonti rinnovabili. Alcuni di questi comparti sono ancora in una prima fase di sviluppo, ma sono già caratterizzati da una febbrile attività di M&A. La loro “carica” è appena cominciata e non si esaurirà presto”.

Le promesse del quadro italiano

Se il quadro internazionale è promettente, lo è ancora di più a livello italiano. “Riscontriamo nelle imprese una forte determinazione a recuperare il terreno perduto: si vuole accelerare il recupero del gap di produttività e di tecnologia che si era accumulato negli anni passati”, commenta Marco Daviddi, capo delle strategie “West Europe” di Ey. “Tutto questo ha dirette ricadute sul mercato dell’M&A perché spinge le imprese forti a rafforzarsi ulteriormente e quelle minori a cercare partner solidi in grado di permettere loro di effettuare gli investimenti che l’era post-Covid impone, con tutti i cambiamenti di abitudini e di attitudini che la pandemia ha portato. Se a ciò aggiungiamo la grande disponibilità di liquidità sui mercati, comune con il resto del mondo occidentale, l’attuale fase di euforia potrebbe prolungarsi”.

(Fonte: Repubblica – Economia)

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